Recensione di Boy Erased, il film di Joel Edgerton sui campi di conversione per omosessuali

Buon pomeriggio lettori, oggi vi parlerò dell’ultimo film che ho avuto occasione di vedere al cinema. Sto parlando di “Boy Erased” – “Vite Cancellate”, pellicola di Joel Edgerton, tratta dal romanzo omonimo (che è basato su una storia, ahinoi, vera) di Garrard Conley, il quale ha scritto in prima persona della sua esperienza in un campo di conversione per omosessuali.

Il film, che vede come protagonisti Lucas Hedges, Nicole Kidman e Russell Crowe, racconta di come il protagonista, Jared Eamons, figlio di un predicatore dell’Arkansas, si scopra omosessuale e, a dispetto delle convinzioni del padre, comunichi questo aspetto di sé alla famiglia, causando lo sconforto e il disappunto dei propri genitori. Il padre, Marshall, si rivela fermo sulla posizione che l’omosessualità è contraria ai dettami della religione in cui crede e, per questa ragione, chiede al figlio se desideri cambiare. Sotto le pressioni della famiglia, Jared inizia un “campo di conversione”, in cui i suoi consulenti sono, a quanto pare, dei gay “rinsaviti” e chiaramente non dei terapisti legittimati e titolati.

Boy Erased narra gli eventi della vita di Jared, per il tramite di alcuni flashback, mentre questi è costretto a confrontarsi con le insensatezze di un percorso terapeutico, che, di fatto, è generatore di traumi. Non ci sono fondamenta scientifiche dietro l’intenzione e la ritenuta possibilità di modificare l’orientamento sessuale di una persona, e questo profilo è chiaramente messo in evidenza nel film, che, senza troppi filtri, rivela quanto possa essere complesso e distruttivo portare avanti un percorso che ingenera stress e amplifica la difficoltà dell’individuo ad accettare se stesso.

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Recensione di “Siamo Solo Amici” di Luca Bianchini: un romanzo che supera le aspettative

Era da un po’ di tempo che ci giravo attorno. Dopo aver visto i film tratti dai suoi romanzi, finalmente mi sono buttato, quasi per casualità, su un romanzo di Luca Bianchini. Il libro che mi sono ritrovato tra le mani è stato “Siamo Solo Amici”, di cui adesso vi sintetizzo la trama, prima di dilungarmi nella recensione ed esprimere quelle che sono le mie opinioni “a caldo” (ho appena posato il romanzo nella libreria) sulla lettura.

Rafael è un ventiquattrenne, ex portiere brasiliano, che si trova quasi per caso nella locanda gestita da Giacomo. Il suo arrivo in terra veneziana porta una ventata di freschezza e di vitalità nelle dinamiche, fin troppo consuetudinarie, dell’albergo in cui lavora Giacomo come concierge e nella vita di quest’ultimo. Alle prese con i fantasmi di un passato inespresso, Giacomo viene come risvegliato dall’arrivo Rafael, a cui fanno seguito una serie di eventi che stravolgono la sua vita e lo portano a confrontarsi con se stesso e con i propri desideri, in un percorso che lo porterà a domandarsi cos’è l’amore e come potrebbe finalmente afferrarlo.

Il libro, che prende il titolo da una frase pronunciata da un direttore d’hotel in riferimento a Giacomo e Rafael, i quali sembrano avere un’alchimia che sembra trascendere l’amicizia, è una lettura romantica, emozionante, piena di vita. Non mi sarei mai aspettato tanto da un romanzo che ho scelto dalla trama e da cui mi sarei atteso più che altro una tipica “commedia di equivoci”, con in sottofondo qualche luogo comune della vita omosessuale. In realtà “Siamo Solo Amici” è molto lontano da questa idea. È un libro che definirei intrinsecamente pop, capace di parlare di Italia, di costumi, di atteggiamenti, di status symbol, con una spontaneità tagliente e non affettata.

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CULT MOVIES #6: Il matrimonio del mio migliore amico

Vi giuro che non ho qualche strano fetish per Julia Roberts, anche se questi primi numeri di questa nuova rubrica sono stati dedicati quasi sempre a suoi film. E anche l’idea di inserire “Il matrimonio del mio migliore amico” è nata quasi per caso, mentre canticchiavo “I say a little prayer” mi è stato fatto notare che è la canzone-simbolo di questa pellicola, pertanto eccoci qui, con il quinto numero di Julia Rob… Ehm Cult Movies!

Il film in questione è una commedia romantica del 1997, diretta da P.J. Hogan. Stiamo parlando di quello che è stato un grande successo al botteghino. È certamente uno dei film che ha incassato di più ed è stato accolto con maggior favore di pubblico del 1997, con un totale di incasso pari a 299 milioni di dollari.

Per quanto riguarda la critica, anche stavolta ci troviamo davanti ad un film che è rimasto un po’ nell’immaginario collettivo, che è stato visto un po’ da tutti, ma che non ha vinto nessun premio degno di nota. La maggior parte dei riconoscimenti vinti è da ricercare nelle convention dedicate esclusivamente alle comedy, tra cui spicca il premio come attore non protagonista più divertente assegnato a Rupert Everet agli American Comedy Awards.

La pellicola, con un cast di tutto rispetto, composto da Julia Roberts, Dermot Mulroney, Rupert Everet e una giovanissima Cameron Diaz (che aveva debuttato sul grande schermo solo tre anni prima), è una commedia romantica che si caratterizza in maniera evidente per la sua colonna sonora, con vari rimandi ad “I say a little prayer”, nella cover realizzata appositamente per il film da Diana King, che è diventata poi un grande successo.

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J.K. Rowling conferma che la relazione tra Silente e Grindelwald era sessuale: la mia opinione sull’argomento

Avevo già avuto modo di parlarne in passato, un aspetto che non è passato inosservato, nell’ultimo film della saga di “Animali Fantastici” è stato quello relativo ai dubbi e alle omissioni inerenti il rapporto fra Grindelwald e Silente. La regia aveva fatto in modo di lasciare tutto all’interpretazione dei fan, che potevano persino considerare il rapporto fra i due potenti maghi anche semplicemente come un’amicizia particolarmente significativa.

Prima di rientrare nell’argomento, però, riporto uno stralcio di un articolo di Bustle:

 

Nel 2007, come riportato dal Guardian, JK stava parlando ad un evento, quando qualcuno le chiese se Silente, che credeva nel fatto che il potere dell’amore prevalesse, si fosse mai innamorato in prima persona?”. In risposta, l’autrice disse:

“La mia sincera risposta alla tua domanda… Ho sempre pensato a Silente come un individuo omosessuale. Silente si è innamorato di Grindelwald, e questo ha aggiunto orrore alla scoperta di chi era davvero Grindelwald. In una certa misura, questo ha giustificato Silente dato che innamorarci ci rende un po’ ciechi, ma ha incontrato qualcuno che era brillante come lui e, un po’ come Bellatrix, era assorbito dalla sua brillante persona, al punto da deludere terribilmente Silente.”

 

Pur sapendo questo, Silente è rimasto un personaggio “desessualizzato”. Così è rimasto fino a quando gli extras nel Blu-Ray di Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald sono stati rilasciati, e JK ha rivelato questa incredibile informazione, che viene così riportata da Pink News.

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La nuova ship che fa impazzire Twitter: Gli Schmico di Grey’s Anatomy

So di aver di recente pubblicato un approfondimento su Grey’s Anatomy, ma, evidentemente, questa stagione del Medical Drama offre numerosi spunti, pertanto oggi ho deciso di parlare di quello che è l’elemento che sta funzionando meglio in questa quindicesima stagione, ovvero la relazione fra Nico Kim e Levi Schmitt.

Gli “Schmico”, vi sembrerà strano, ma sono la prima coppia gay (di sesso maschile, non mi sono scordato di Callie e Arizona) a cui è stato dedicato uno spazio importante in una serie che di coppie, formatesi e scoppiate, ne ha viste parecchie. Tuttavia, c’è qualcosa di incredibile riguardo agli Schmico. Sono, infatti, una delle principali ragioni per cui Grey’s Anatomy, anche in questa stagione, non è un programma da buttare. E sono sicuramente la cosa più apprezzata dai fan negli Stati Uniti.

Il loro rapporto, era inevitabile (mio dio…), ha fatto scatenare le fanfiction, ma, a parte questo piccolo dettaglio, mi sento di dire che la coppia – a prescindere dal fatto che sia omosessuale – è una delle coppie, di “nuovi arrivati”/personaggi secondari, meglio costruita nello show. La sceneggiatura è inaspettatamente curata, per quanto riguarda le loro scene, e sembra esserci una certa attenzione a descrivere le peculiarità di un rapporto gay e tutte le difficoltà di farlo accettare al mondo e alla famiglia.

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Recensione della quinta stagione di Grace and Frankie: un equilibrio comico vintage che sembra ancora funzionare

Okay, okay… Forse il titolo è un po’ troppo pretenzioso, ma vi assicuro che è azzeccato. L’idea che, più di tutte, mi è balzata in testa, durante la visione dell’ultima stagione di Grace and Frankie (che ho finalmente recuperato) è che la serie della Kauffman e di Morris sia un po’ un prodotto anacronistico (ma, capitemi, non è mia intenzione demolirlo). Mi ricorda un po’ una serie anni ’90, in cui le atmosfere comiche sono create per il mezzo di espedienti ripetitivi, ma sempre efficaci.

Faccio un esempio per chiarirmi. Avete presente che Sol, durante la stagione, adotta un cane? Bene, quante volte abbiamo visto in televisione o al cinema un personaggio comico iniziare ad adorare il cane più del proprio partner? Milioni. Eppure, comunque, funziona. Ma anche gli sfottò sugli eccessi della chirurgia estetica dell’ultimo episodio… Niente di nuovo sotto al sole.

La Kauffman, Morris e gli sceneggiatori delle singole puntate hanno cercato di dare fondo a una sorta di materiale “classico” di una comicità, tutto sommato, “perbene” e adatta a qualsiasi età, per creare un programma gradevole.

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Cult Movies #5: Ritorno a Cold Mountain

La settimana scorsa ho fatto un piccolo torneo sulle storie instagram della pagina, promettendovi la recensione di un film dedicato all’attrice vincitrice per la rubrica Cult Movies. A spuntarla è stata Nicole Kidman e oggi siamo qui a parlare di “Ritorno a Cold Mountain”, film del 2003, che ha ricevuto ben otto nominations agli Oscar del 2004 e una statuetta, quella per la migliore attrice non protagonista assegnata a Renée Zellweger.

Il film, diretto da Anthony Minghella, conosciuto specialmente per “Il Paziente Inglese”, è tratto da un romanzo omonimo del 1997.

La trama in breve: Inman (Jude Law) è un disertore dell’esercito confederato, durante l’ultimo anno della guerra civile americana, che, stanco di uccidere nemici per degli ideali in cui non crede, ha deciso di compiere un pericoloso e complicato viaggio di ritorno. Egli vuole tornare a Cold Mountain, paese in cui, poco prima di arruolarsi, ha conosciuto Ada (Nicole Kidman), una donna di Charleston con cui è scoppiato subito un tenero sentimento, capace di resistere agli anni, alla guerra e alla lontananza. Il viaggio è pieno di insidie, ma anche la vita di Ada a Cold Mountain si rivela più problematica del previsto.

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